Qui commissione parlamentare Antimafia, che si fa con Ciancimino Jr.?

Sulla gestione discutibile del testimone Massimo Ciancimino, che ha spaccato la collaborazione tra le procure di Palermo e Caltanissetta, stanno indagando il Csm e il procuratore generale della Cassazione – il vero titolare dell’azione disciplinare nei confronti dei magistrati. E’ necessario, infatti, mondare dalle patacche il tentativo di fare chiarezza sulle stragi di mafia dei primi anni Novanta, fin troppo inquinato dai depistaggi di Ciancimino Jr. e dalle sue rivelazioni da copisteria. Leggi Via Arenula vuol vederci chiaro sui candelotti, il Csm sulle procure - Leggi Ciancimino Jr. faceva buoni affari illegali (non solo false delazioni)
19 AGO 20
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Stranamente, però, dopo l’arresto di Ciancimino Jr. per calunnia aggravata e le dichiarazioni clamorose del pentito Giovanni Brusca, il presidente della commissione, Giuseppe Pisanu (Pdl), non ha preso alcuna iniziativa. Ieri l’ufficio di presidenza ha discusso del rischio delle infiltrazioni mafiose nelle liste per le elezioni amministrative, tema che la commissione affronterà martedì. Sul fatto che si possa tenere in scacco lo stato con dei “pizzini” artefatti, invece, niente, perché “bisogna sentire gli orientamenti di tutti, siamo un organo collegiale”. Nel frattempo si è mosso il vicepresidente, Fabio Granata (Fli), ma giusto per schermare dalle critiche i pm di Palermo: “Giù le mani da Antonio Ingroia”, che, a suo avviso, sarebbe sotto attacco perché “cerca la verità senza guardare in faccia i potenti”. Non tutti i membri della commissione, però, sono intenzionati a lasciare che le lotte interne all’antimafia facciano indisturbate il loro corso. Già il giorno stesso dell’arresto di Ciancimino Jr., Raffaele Lauro (Pdl) aveva detto che “di fronte alle bufale propalate dal signor Massimo Ciancimino, sarebbe utile che la commissione lo convocasse al più presto per un’audizione, prima di qualche sua nuova esibizione televisiva sul servizio pubblico”. Un altro componente, l’ex sottosegretario alla Giustizia Jole Santelli (Pdl), chiede che si faccia chiarezza sull’intera vicenda, sentendo tutte le parti: “Bisogna affrontare al più presto la questione nell’ufficio di presidenza della Cpa, per convocare urgentemente il procuratore aggiunto di Palermo Ingroia, il procuratore capo di Caltanissetta Sergio Lari e il suo collega di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, che pure ha intercettato Ciancimino Jr.”.
Santelli chiede che si convochi anche il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, che lo scorso giovedì ha provato a rattoppare da solo la frattura tra Palermo e Caltanissetta, cercando di contenere i dissidi all’interno delle mura dell’antimafia (“come se si trattasse di una controversia condominiale”, ha detto l’ex deputato radicale Mauro Mellini). “Qual è stato il reale contenuto di questi lavori di coordinamento tra le procure? Grasso ce lo deve spiegare”, ha detto Santelli. Francesco Stagno d’Alcontres (Pdl), anche lui membro dell’Antimafia, rilancia: “Dobbiamo scendere di nuovo in Sicilia e risentire tutti, anche Ciancimino, che però ha troppi interessi da tutelare per non calibrare le sue dichiarazioni sul proprio tornaconto”. Molti, per questo, ritengono che sia meglio non sentire il figlio di don Vito: “Ciancimino Jr. è un problema, non una fonte – dice Maurizio Gasparri (Pdl) – è meglio che stia in carcere, la commissione parlamentare non è l’‘Isola dei famosi’”.